Imola, 14 Mar – Se una delle principali cause di infortunio grave o mortale è la caduta dall’alto nei lavori in quota, molti di questi infortuni si verificano in relazione ai problemi di percorso, accesso, transito e lavoro sulle coperture. È un tema che il nostro giornale ha trattato spesso con riferimento alle diverse normative regionali, ai documenti che riportano utili strumenti di prevenzione, ai tanti infortuni raccontati nella rubrica “ Imparare dagli errori”.

Per tornare a parlare della prevenzione delle cadute dall’alto nei lavori in copertura ci soffermiamo su un intervento al convegno “Sicurezza delle coperture e di impianti e postazioni di lavoro sopraelevate: a che punto siamo?”, realizzato il 14 novembre 2018 a Imola nell’ambito delle Settimane della Sicurezza 2018 organizzate dall' Associazione Tavolo 81 Imola. Il convegno, che si proponeva di presentare lo stato dell’arte sul tema della prevenzione delle cadute dall’alto su coperture, si è soffermato anche sul tema della vigilanza e delle problematiche riscontrate nei cantieri.

La sinergia tra vigilanza e prevenzione
La relazione “Interventi in copertura caduta dall’alto: la situazione rilevata dall’organo di vigilanza”, a cura di Fabio Rimini (UOC Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di Lavoro dell’ Azienda USL di Imola), offre innanzitutto alcune indicazioni sugli aspetti normativi e sugli strumenti di prevenzione.
Ad esempio con riferimento:
• al Decreto Legge n.113 del 04 ottobre 2018;
• alle indicazioni operative del Titolo IV, Capo I, del decreto legislativo 81/2008;
• alla legge regionale 2/09 “Tutela e sicurezza del lavoro nei cantieri edili e di ingegneria civile” ed al DGR 699/15;
• al sito www.prevenzionecantieri.it, correlato al Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia.
Dopo aver accennato alle problematiche correlate agli appalti e alle esternalizzazioni, il relatore indica che bisogna tendere ad una sinergia in ambito preventivo e in ambito di vigilanza. A questo proposito si indica che “il Sistema della Prevenzione è sempre più orientato negli ultimi anni per essere a sostegno del cittadino (committente), delle aziende e dei professionisti con l’impegno a fornire chiarimenti normativi e tecnici con lo scopo di renderli più ‘amichevoli’ (friendly)”.
Inoltre in sede di vigilanza è importante valutare la corretta:
• “analisi del rischio partendo dallo specifico contesto lavorativo e a prescindere da ciò che è già installato;
• progettazione del cantiere in base all’effettiva durata delle lavorazioni e del numero di lavoratori coinvolti;
• individuazione del sistema di protezione da realizzare (Ponteggi/Protezione dei Bordi/DPI-Sistema Anticaduta);
• scelta di un accesso idoneo da utilizzarsi anche in caso di emergenza”.

I lavori sulle coperture
L’intervento si sofferma sulle problematicità rilevate dall’organo di vigilanza in alcuni ambiti, edili e non: • edilizia:
o lavori sulle coperture (prevalentemente manutenzioni);
o lavori con il rischio di caduta dall’alto (prevalentemente nuove costruzioni e ristrutturazioni);
• altri settori:
o lavori con il rischio di caduta dall’alto (prevalentemente manutenzioni/adeguamenti).

In particolare riguardo ai lavori sulle coperture (prevalentemente manutenzioni) si riscontra generalmente uno scorretto\a:
• “metodo valutativo del contesto di lavoro (valutazione della copertura);
• scelta dei dispositivi di protezione utilizzati contro la caduta dall’alto in riferimento alla tipologia di lavoro: lavori complessi o puntuali;
• analisi della durata temporale dei lavori e del numero dei lavoratori coinvolti (uomini giorno);
• scelta dell’attrezzatura per accedere all’area di lavoro in quota;
• analisi della Gestione dell’Emergenza”.

Si ricorda che ad oggi:
• “non è consentito l’utilizzo di Piattaforma di Lavoro Elevabile per accedere alla zona di lavoro posta in quota (EN280/2015 richiede di inserire tra i divieti lo sbarco in quota);
• sebbene consentito, è sconsigliabile pensare di accedere in quota attraverso una scala a pioli portatile (salvo attività di brevissima durata);
• non è idoneo l’uso di un ponte su ruote per accedere all’area di lavoro posta in quota”.
Ed è dunque possibile:
• “utilizzo di un castello di salita di norma realizzato con componenti di ponteggio prefabbricato (PiMUS, personale addestrato);
• utilizzo di un accesso dall’interno del fabbricato (lucernaio, o qualsiasi altra apertura che permetta il passaggio del lavoratore e del materiale a lui necessario)”.

Attività con il rischio di caduta dall’alto
Riguardo poi ai lavori con il rischio di caduta dall’alto (prevalentemente nuove costruzioni e ristrutturazioni) in ambito edile, si riscontra generalmente una scorretta:
• “analisi del contesto di lavoro effettuando scelte non coerenti con le lavorazioni future;
• installazione fin dall’inizio del Dispositivo di Protezione Collettiva” (DPC);
• lettura/applicazione di quanto contenuto nel Libretto di Uso e Manutenzione del DPC;
• “scelta dei materiali a complemento del Dispositivo di Protezione Collettiva predisposto”.

In questo senso è importante:
• “analizzare specificatamente i lavori da eseguirsi per scegliere/installare opportunamente il DPC più consono (progettazione della sicurezza);
• installare il DPC prefabbricati seguendo schemi e disegni realizzati dal costruttore ed eventualmente dal progettista…e non basandosi su una esperienza pregressa di lavoro (la tecnica evolve);
• rafforzare l’organizzazione di cantiere affinché anche il compito di controllo e verifica del corretto mantenimento delle opere provvisionali sia visto come una attività che partecipa attivamente alla realizzazione dell’opera”.

E anche nei lavori non edili con il rischio di caduta dall’alto (prevalentemente impianti manutenzioni/adeguamenti) si riscontra generalmente:
• “una mancata valutazione del rischio interferenziale in riferimento ai lavori di manutenzione degli impianti posizionati sulle coperture da parte del Datore di Lavoro Committente;
• l’impresa appaltatrice delle manutenzioni che opera esponendo i propri dipendenti al rischio di caduta dall’alto”.

Fonte: puntosicuro
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